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 IL PIANO DI GESTIONE


Il principale obiettivo del Piano di Gestione, coerentemente con quanto previsto dall'Art. 6 della Direttiva Habitat e dall'art. 4 del DPR 120/2003 di recepimento, è quello di garantire la presenza in condizioni ottimali degli habitat e delle specie che hanno determinato l'individuazione del SIC/ZPS, mettendo in atto strategie di tutela e gestione che la consentano, pur in presenza di attività umane.

Il Piano di Gestione di un SIC/ZPS si configura quindi come uno strumento totalmente diverso dal Piano di Assetto di un Parco (sensu 394/91): uno strumento operativo che disciplini gli usi del territorio al fine di renderli compatibili con la presenza in condizioni ottimali degli habitat e delle specie che hanno determinato l'individuazione del SIC/ZPS ed individui le azioni e gli interventi di conservazione necessari al loro mantenimento e/o ripristino.

In ogni caso, la gestione di un sito, qualunque sia il suo contributo nella rete, deve rispondere ad un unico obbligo di risultato: salvaguardare l'efficienza e la funzionalità ecologica di habitat e/o specie alle quali il sito è "dedicato", contribuendo così a scala locale a realizzare le finalità generali della direttiva.

Il Ministero dell'Ambiente e del Territorio e la Regione Lazio-Direzione Regionale Ambiente e Protezione Civile hanno realizzato apposite Linee Guida per la Redazione dei Piani di Gestione, come di seguito indicato: (A) "Linee Guida per la Redazione dei Piani di Gestione di pSIC e di ZPS" redatte dal Ministero dell'Ambiente e del Territorio, Servizio Conservazione Natura, nell'ambito del PROGETTO LIFE 99 NAT/IT/006279. D.M. del 3/9/2002 pubblicate sulla G.U.n° 224 del 24/9/2002; (B) "Linee guida per la redazione dei Piani di Gestione e la regolamentazione sostenibile dei SIC e ZPS" redatte dall'Assessorato Ambiente - Direzione Regionale Ambiente e Protezione Civile della Regione Lazio. DGR 2002/1103 pubblicato sul BURL n°28 del 10/10/2002.
Entrambi i documenti definiscono in modo chiaro quali debbano essere i contenuti del Piano, che possono essere sintetizzati come segue.

  1. Formulazione del quadro conoscitivo relativo alle caratteristiche del sito per le diverse componenti (fisica, biologica, socio-economica, archeologica, architettonica, culturale, paesaggistica), descritte sulla base delle conoscenze pregresse e, ove le risorse finanziarie lo consentano, di studi aggiuntivi. In particolare, per quanto riguarda la descrizione biologica del sito, essa deve essere incentrata sulle specie e sugli habitat per i quali il sito è stato individuato, secondo i seguenti punti: (a) verifica e aggiornamento dei dati di presenza riportati nelle schede Natura 2000; (b) ricerca bibliografica esaustiva della letteratura scientifica rilevante sul sito; (c) studi di dettaglio che constano di un atlante del territorio (del sito ed eventualmente del paesaggio circostante), con cartografie tematiche (carta dell' uso del territorio, carta della distribuzione reale e potenziale delle specie floristiche e faunistiche in allegato II e IV Dir. Habitat, in allegato I Dir. Uccelli e delle specie di interesse nazionale, carta della vegetazione fitosociologica) e di liste delle specie vegetali e animali presenti.
  2. Analisi: valutazione delle esigenze ecologiche di habitat e specie: (a) messa a fuoco delle esigenze ecologiche delle specie e delle biocenosi degli habitat di interesse comunitario; (b) utilizzo di indicatori che consentano di valutare se le specie e gli habitat per i quali il sito è stato individuato versino in uno stato di conservazione favorevole e che consentano di prevederne l'evoluzione; (c) valutazione dell'influenza sui suddetti indicatori da parte dei fattori biologici e socio-economici individuati nel quadro conoscitivo del sito.
  3. Obiettivi: (a) formulazione degli obiettivi gestionali generali e degli obiettivi di dettaglio. Indicazione di eventuali obiettivi conflittuali (ad esempio, esigenze conflittuali tra due specie animali o tra una di queste e l'evoluzione delle componenti vegetali); (b) definizione delle priorità d'intervento sulla base di valutazioni strategiche che rispettino le finalità istitutive del sito.
  4. Strategia gestionale: (a) messa a punto delle strategie gestionali di massima e delle specifiche azioni da intraprendere, unitamente ad una valutazione dei costi che devono supportare tali azioni e dei tempi necessari per la loro realizzazione; (b) monitoraggio periodico dei risultati tramite gli opportuni indicatori, per valutare l'efficacia della gestione ed eventualmente modificare la strategia.
  5. Misure di conservazione: rappresentano la proposta di regolamentazione del sito attraverso l’individuazione puntuale delle misure come "obbligo"/"divieto" o "attività da incentivare" per perseguire un adeguato livello di conservazione degli habitat e delle specie caratteristiche del sito.

Un aspetto a cui entrambe le Linee Guida prestano particolare attenzione è quello della consultazione con i soggetti interessati dal Piano. Il coinvolgimento della popolazione è infatti ritenuto un punto irrinunciabile della filosofia dell'Unione Europea in tema di conservazione e sviluppo sostenibile locale.

In conclusione quindi la presenza di un SIC/ZPS, contrariamente ad un'area protetta sensu 394/91, non fa quindi scattare "automaticamente" divieti o "norme di salvaguardia predefinite" quali ad es. il "divieto di caccia" o il "divieto ad edificare", ma obbliga esclusivamente al mantenimento in uno stato di conservazione adeguato degli habitat e delle specie per cui il sito è stato individuato ed alla realizzazione della valutazione di incidenza.
Da un punto di vista "urbanistico" il Piano di Gestione non è attualmente uno strumento riconosciuto dalla normativa vigente (al contrario di un Piano di Parco).
Anche per questo motivo le indicazione del Ministero dell'Ambiente e del territorio e la raccomandazione della Regione Lazio, sono quelle di far sì che le previsioni e le norme attuative dei Piani di Gestione vengano assorbite dagli strumenti di pianificazione ordinari vigenti e maggiormente appropriati, da individuare ragionando caso per caso.
E' il caso ad esempio delle varianti ai PRG comunali, dell'emanazione di norme settoriali collegate ad altri atti, di disciplinari, regolamenti o delibere. In sostanza, in base alla verifica sugli strumenti pianificatori in essere, si potrà chiedere e concordare con l'amministrazione competente di integrare gli atti prescritti e normativi riportati nel Piano.
I Piani Territoriali di Coordinamento Provinciali (PTCP) sono strumenti pianificatori estremamente adatti per accogliere al loro interno le previsioni che discendono dalla redazione dei Piani di Gestione.

 

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