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Testata della rete natura 2000
 
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 RETE ECOLOGICA

La scomparsa di molte specie animali e vegetali o di particolari habitat è senza dubbio favorita, oltre che dalla distruzione o trasformazione degli ambienti naturali, dalla loro "frammentazione".

La strategia che il Docup intende attuare con il programma di sistema "Rete ecologica" mira all'individuazione, al potenziamento o alla ricostruzione di quegli ambiti territoriali, siano essi di tipo lineare o puntiforme, che possono avere funzione di raccordo, favorendo la continuità fra gli ambienti naturali.
Uno dei criteri definiti per la selezione delle azioni da finanziare consiste proprio nella creazione di connessioni fisiche e biologiche fra SIC/ZPS, foreste demaniali e aree protette, per esempio attraverso la ricostituzione o il mantenimento di corridoi biologici e zone cuscinetto.
Il programma è indirizzato verso progetti pilota, cioè innovativi e a carattere sperimentale-dimostrativo per favorire l'attuazione di esperienze similari in altri ambiti, di salvaguardia e/o utilizzo sostenibile delle risorse naturalistiche e di miglioramento della biodiversità, da attuarsi soprattutto attraverso interventi diretti di gestione lungo le linee di connessione tra aree protette e/o SIC/ZPS.

Nel corso del 2003 il Programma Rete Ecologica è stato attivato dalla Regione Lazio per la Provincia di Roma e per la Provincia di Latina mentre la provincia di Viterbo ne beneficerà nel corso del 2004.

Gli interventi dovranno sostanzialmente essere volti a di ridurre gli effetti della frammentazione e del conseguente isolamento degli ambienti naturali e seminaturali sulle popolazioni biologiche, attraverso:

  • creazione di corridoi ecologici;
  • recupero e connessione di ambiti periurbani;
  • recupero e connessione di aree agricole;

Esiste in tal senso una vasta letteratura specifica, molti studi sperimentali ed elaborazioni teoriche (cfr. sito web: www.ecoreti.it)

La disciplina della "Biologia della Conservazione" ha infatti nel tema della "frammentazione" degli ambienti naturali per cause antropiche ed i suoi effetti sulle componenti naturali (fauna, vegetazione, processi ecologici) uno dei filoni di ricerca più fecondi ed innovativi, da porre in stretta connessione con il tema della "pianificazione territoriale" e quindi delle "Reti ecologiche".
La pianificazione di rete ecologica si basa su alcuni assunti di base (Battisti et.al, 2003): (1) le analisi sul valore di conservazione delle aree e sul ruolo di queste nelle dinamiche biologiche viene fatto sulla base di una definizione, il più possibile accurata ed oggettiva, del loro valore ecologico e conservazionistico, indipendentemente dalla configurazione e articolazione dell'attuale sistema di aree protette istituite; (2) le componenti della biodiversità oggetto di indagine sono sia il fine ultimo delle strategie di conservazione, che il mezzo con il quale si vogliono elaborare indirizzi di pianificazione territoriale generale; (3) l'ottica di indagine non è statica (limitata, cioè, ad elementi definiti come "sito" nel territorio; vedi, ad es., le unità ecosistemiche o le aree protette istituite) ma dinamica, focalizzando l'attenzione sui processi dinamici e sul ruolo degli elementi del paesaggio, naturali o di origine antropica, rispetto a tali dinamismi. In tale ottica, aree marginali o degradate, se determinanti in merito alle dinamiche di alcune specie/habitat, possono svolgere un ruolo altrettanto determinante, se non superiore, rispetto alle aree protette, nei confronti del mantenimento della biodiversità a scala provinciale.

Seguendo questa ottica, la Pianificazione Territoriale e in particolare il redigendo Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale, pur sottolineando il ruolo delle aree protette istituite e delle aree della Rete Natura 2000, dovrebbe essere attento alla valutazione di ogni altra tipologia di vincolo già esistente (ad es., poligoni militari, aziende faunistico-venatorie, siti archeologici), utili a ridurre i cosiddetti "gap di conservazione" territoriali.

Ciò significa anche avviare processi per ottenere il coinvolgimento attivo di soggetti tradizionalmente non considerati nelle strategie di conservazione (semmai considerati un ostacolo) e tuttavia presenti attivamente sul territorio, proprio in quelle aree considerate spesso "Gap di conservazione".

La Provincia di Viterbo già nel 1996 elaborò un documento di supporto al Piano Provinciale dei Parchi che faceva propria questa ottica di sistema (Bologna e Calvario, 1996) e che si prefiggeva di individuare una prima "rete connettiva" di aree con un buon livello di naturalità e in grado di sostenere comunità biotiche ben strutturate e di elevata importanza naturalistica e di individuare le "aree di connessione" che, con il loro contributo, consentissero la costruzione della suddetta rete, individuando altresì un sistema di "aree contigue" alle zone protette che potessero da un lato contribuire alla costruzione dello stesso sistema e dall'altro consentissero il mantenimento di alcune attività antropiche (essenzialmente venatorie) alle popolazioni locali.

Secondo tale logica entravano a far parte del sistema:

  • Aree già protette (sensu 394/91)
  • Aree della Rete Natura 2000
  • Aree di connessione biologica, localizzate in zone ad elevata "valenza archeologica"
  • Aree di connessione biologica localizzate in zone sottoposte ad una gestione di tipo "faunistico-venatorio"
  • Aree di connessione biologica localizzate su "sistemi fluviali"

Veniva quindi identificato un "sistema territoriale" in cui venivano identificati i seguenti "sotto-sistemi":

  • Tre grandi "assi" sub-obliqui, con direzione NE-SW, impostati soprattutto sui bacini fluviali dei fiumi Fiora, Marta e Mignone;
  • Un "asse" costiero, dalla foce del F. Chiarone ai Bagni di S. Agostino;
  • Nove aree più isolate, situate per lo più nel settore orientale della Provincia.

Tale "sistema territoriale" può quindi costituire una prima base di riferimento utile per impostare i più complessi ragionamenti e le maggiormente articolate attività necessarie per la futura articolazione e realizzazione del Programma Docup "Rete Ecologica"
Attualmente infatti la classificazione di aree di rete ecologica ha come principale riferimento culturale le indicazioni fornite dalla IUCN (Bennett, 1999) e, su base nazionale, le recenti indicazioni predisposte dall'Agenzia Nazionale Protezione Ambiente (ANPA, 2001).

Tali riferimenti prevedono una rete ecologica articolata nei seguenti elementi, ciascuno dei quali funzionale alle esigenze ecologiche di determinate specie target, scelte sulla base della sensibilità al processo di frammentazione ambientale di origine antropica:

  • core areas
  • buffer zones
  • corridors
  • stepping-stones
  • restoration areas

Il Programma Docup "Rete Ecologica" costituirà quindi, a livello locale, una importante occasione per individuare ed adottare adeguate strategie, atte a frenare il processo di frammentazione ambientale, attualmente considerato fra i principali fattori di minaccia alla biodiversità.

 

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