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  Home -> Agricoltura caccia e pesca -> la caccia di selezione agli ungulati in provincia di Viterbo

  LA CACCIA DI SELEZIONE AGLI UNGULATI IN PROVINCIA DI VITERBO

       La Provincia di Viterbo, in collaborazione con L'U.R.C.A. Lazio (Unione Regionale Cacciatori Appennino) ha da anni realizzato corsi di formazione per cacciatori addetti alla gestione faunistico venatoria del capriolo. Detti corsi si inseriscono in un progetto più ampio che ha come finalità principale quella di approfondire il livello di conoscenze delle popolazioni presenti sul proprio territorio provinciale e di intraprendere un percorso di alto profilo tecnico per una corretta pianificazione delle modalità gestionali della specie sul medio e lungo periodo.
      La Provincia di Viterbo, in virtù della sua posizione geografica che la vede situata nella porzione più meridionale dell'areale di distribuzione appenninico principale, è potenzialmente in grado di svolgere un ruolo strategico sul panorama nazionale per la diffusione di questa specie lungo la dorsale appenninica.
      Per la realizzazione del progetto l'Amministrazione si è avvalsa del supporto tecnico della Dipartimento di protezione animale dell’Università della Tuscia che sta realizzando simili progetti anche in altre province del Lazio come Frosinone e Rieti.
      La programmazione del territorio ai fini faunistici, e non solo faunistico venatori, deve essere finalizzata alla conservazione delle effettive capacità riproduttive, al conseguimento delle densità ottimali ed alla salvaguardia della specie, mediante la riqualificazione delle risorse ambientali e la regolamentazione del prelievo venatorio. La tutela della fauna selvatica deve venire attuata quindi non soltanto attraverso misure di limitazione o proibizione dell’esercizio venatorio, ma con l’intervento attivo nella gestione del territorio mediante la predisposizione delle misure più idonee a favorirne la riproduzione, l’incremento ed il monitoraggio nel tempo.
      Il risultato più significativo di questa impostazione risiede nella possibilità di considerare la fauna selvatica come risorsa per il territorio, non soltanto per le sue possibilità di fruizione a livello venatorio, ma soprattutto per il suo rinnovato valore culturale, estetico e di immagine, per il suo valore intrinseco come patrimonio della collettività.
      L’attuale normativa sulla gestione faunistico-venatoria e, in più in generale l’evoluzione culturale avvertibile in tutti i settori, sottolineano sempre più l’esigenza di un uso consapevole delle risorse, anche attraverso processi di crescita culturale delle popolazioni locali nei confronti della rinnovata presenza di fauna.
Il coinvolgimento delle persone che a vario titolo vivono il territorio interessato dagli interventi gestionali, rappresenta un ingrediente chiave per il successo della gestione e pertanto risultano auspicabili ed in qualche caso necessari, momenti di divulgazione ed opportuna formazione. E' per questo motivo che sono stati previsti anche aggiornamenti per i funzionari e Addetti alla Vigilanza, anche volontaria, in modo che ad una corretta e tempestiva informazione segua un appoggio spontaneo a tutto vantaggio del successo delle operazioni gestionali.
      Del resto i Censimenti che da vari anni si stanno attuando hanno dimostrato che la presenza di caprioli ha raggiunto nell’Alto Viterbese una densità senz’altro elevata , che in alcuni casi produce conseguenze negative anche sulle risorse forestali locali, che consigliano dunque di intraprendere una prima esperienza di prelievo venatorio nel senso della caccia di selezione.
       La selvaggina al pari delle altre risorse naturali (come il bosco e le acque) rappresenta un vero e proprio “patrimonio naturale” o un “capitale”. Ogni capitale per dare dei frutti e per conservarsi nel tempo, necessita di una appropriata gestione che è un’ attività molto complessa, la quale non si può improvvisare.
       Dal nostro capitale dobbiamo prelevare soltanto gli interessi. prelievi superiori a tali interessi sono negativi perché vanno a danneggiare direttamente il capitale. L’incremento utile annuo rappresenta l’interesse (da prelevare) fornito dal capitale selvaggina.
       Gli ungulati sono, per cause legate alla biologia  delle varie specie e per una loro indubbia capacità nell’adattarsi alle mutate condizioni ambientali, in continua espansione numerica.
       Gestire una popolazione di caprioli non significa dunque avere tanti caprioli, ma significa avere una popolazione  di caprioli numericamente accettabile nel nostro ambiente e tale quantità deve essere contenuta in modo da non arrecare danno o squilibri all’interno di tale ecosistema e non influire sulla qualità della popolazione stessa.
       Perciò  la gestione deve avere l’obbiettivo di raggiungere la consistenza ottimale della popolazione di caprioli e di conservare tale popolazione  nel suo habitat naturale, vigilando in modo che l’ambiente subisca meno alterazioni possibile.
       Oltre al prelievo venatorio vi sono altri metodi di contenimento delle specie critiche (catture, ecc).
       La legge 157/92 indica il capriolo tra le specie cacciabili, dunque il prelievo venatorio malgrado non sia in assoluto necessario concilia una attività legale, quale la caccia, con la conservazione della specie e degli ambienti naturali.
       Il prelievo venatorio alla specie  capriolo si attuata solamente sotto forma di caccia di selezione secondo un piano di abbattimento conservativo che non alteri lo sviluppo delle popolazioni esistenti in natura.
       La gestione faunistico-venatoria del capriolo è attuata a livello territoriale attraverso unità di gestione denominate distretti, che complessivamente si estendono su tutta la superficie occupata dalla specie suddetta. Sul nostro territorio sono attualmente stati individuati 3 distretti, all’interno dei quali si attua la caccia di selezione.
       Si comprende dunque come tutta questa attività oltremodo complessa vada puntualmente regolamentata.
       Ecco dunque che con Delibera Consiglio Provinciale n. 58 del 11.07.07  è stato approvato un complesso regolamento, composto da 33 articoli, che si rifà all’esperienza attuata nella caccia di selezione agli ungulati nelle contigue province toscane di Siena e Grosseto, dove ovviamente gli scambi di gestione faunistica sono molto frequenti.
       Il regolamento è relativo a tutti i cervidi e bovidi, d’interesse venatorio, e non al solo capriolo, anche se nei prossimi anni la gestione faunistica venatorio nel Viterbese sarà rivolta essenzialmente a tale unica specie, stante le consistenze faunistiche accertate.
       Con la delibera G. P n. n 12 del 25.01.08 sono stati istituiti i primi tre distretti  e dettato i tempi per l’avviamento della caccia di selezione al capriolo.

 

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