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Madonna
del Giglio
Ischia di Castro
Si
narra che un giovane pastore, mentre era alla
ricerca di alcuni agnelli del suo gregge, vide
in prossimità di una rupe una bellissima
donna che allattava un bambino circondata da gigli
fioriti di fresco. La misteriosa figura, dopo
aver indicato al pastore gli agnelli smarriti,
rivelò di essere fa Madre di Cristo e chiese
che su quello stesso luogo si erigesse un santuario
a lei dedicato, dove essere invocata con il titolo
di Madonna del Giglio.
A perenne suggello della prodigiosa apparizione
la Vergine, dopo essersi proclamata Difesa
del Castello d'Ischia, stabilì che
la sorgente che scaturiva nei pressi del fosso
Cellerano non si sarebbe mai essiccata.
La stessa tipologia architettonica del santuario
si presenta ricca di suggestioni ed interesse
ed è frutto di interventi diversi: il primo
nucleo è rappresentato dal piccolo sacello
con volta ogivale che racchiude una sorgente,
parte integrante dei rituali di culto, e reca
dipinta sulla parete di fondo l'immagine miracolosa
della Madonna col Bambino; un secondo intervento
si evidenzia nel vano coperto da volte a vela
costolonate che ingloba il primitivo sacello;
infine viene aggiunto Lo spazioso avancorpo con
copertura a tetto sostenuto da arconi ogivali,
caratterizzato dall'ampio ingresso a giorno -una
tipica tipologia da santuario che conosce
una discreta diffusione sul territorio in varie
chiese rurali erette tra i secoli XV e XVI-.
La miracolosa immagine della Vergine, realizzata
ad affresco, risponde al tipo iconografico della
Madonna lactans -è rappresentata
in atto di allattare il Bambino e tiene in mano
dei gigli, suo attributo locale- che denuncia
sul piano semantico-cultuale la peculiare funzione
protettiva connessa al santuario, mentre sotto
l'aspetto stilistico, espresso in un risentito
linearismo tardo-gotico, si caratterizza per un
affiato culturale di matrice tosco-senese, peraltro
di ampia diffusione nell'alto viterbese tra i
secoli XIV e XV, tanto da sfociare in un lessico
locale cristallizzato nel tempo che per decenni
rifiuta ogni volontà di aggiornamento.
Un nuovo intervento decorativo successivo alla
trecentesca immagine della Madonna ma localizzato
sempre nel sacello è rappresentato dal
Cristo in Pietà e dalle frammentarie
figure di s. Francesco e i Antonio Abate
-sul sarcofago del Cristo sono ancora leggibili
le prime tre cifre della data di realizzazione
(148+) che precisano nell'ambito dell'ottavo decennio
del '400 questa campagna decorativa-. A distanza
di pochi anni, entro i primi tre lustri del '500,
nel sacello è dipinta una immagine di s.
Giovanni Evangelista in sostituzione di una
analoga figura precedente forse rovinata dall'eccessiva
umidità del luogo; quest'ultima figura
si staglia su un fondale giallo seminato di gigli
araldici farnesiani che si pone come testimonianza
di adesione dei Farnese, signori del Castello
d'Ischia, alla devozione mariana praticata nel
piccolo santuario rurale (un analogo fondale fu
aggiunto all'immagine della Vergine).
E' in questa fase che anche grazie all'intervento
dei rappresentanti della locale aristocrazia è
monumentalizzato il sito con la cappella voltata
a crociere che ingloba il sacello con la sorgente.
Il lunettone di fondo della cappella è,
inoltre, decorato con la superba Crocifissione
opera di un cospicuo maestro edotto delle novità
umbre legate al magistero di Perugino e Pinturicchio.
L'ultimo
intervento di rilievo che completa l'attuale fisionomia
del santuario è legato alla costruzione,
per maggior comodo dei numerosi pellegrini, dell'avancorpo
coperto a tetto. Sono inoltre da registrare ulteriori
modesti interventi pittorici nel tardo Cinquecento
quali la gloria di angeli aggiunta a contorno
della miracolosa immagine della Vergine e i due
tondi sulla fronte del primitivo sacello con L'angelo
annunciante e la Madonna annunciata.
La pietà popolare che ancora decreta al
piccolo santuario una sentita devozione non ha
più espresso in questi ultimi secoli la
sua fede attraverso tangibili espressioni d'arte
ma è ricorsa con dovizia ai più
tradizionali ex-voto realizzati con metalli più
o meno pregiati.
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