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Centro di Catalogazione dei Beni Culturali

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Pubblicazione periodica semestrale del ccbc della Provincia di Viterbo

N. 17 - gennaio-giugno 2000


Madonna del Giglio
Ischia di Castro

Si narra che un giovane pastore, mentre era alla ricerca di alcuni agnelli del suo gregge, vide in prossimità di una rupe una bellissima donna che allattava un bambino circondata da gigli fioriti di fresco. La misteriosa figura, dopo aver indicato al pastore gli agnelli smarriti, rivelò di essere fa Madre di Cristo e chiese che su quello stesso luogo si erigesse un santuario a lei dedicato, dove essere invocata con il titolo di Madonna del Giglio.
A perenne suggello della prodigiosa apparizione la Vergine, dopo essersi proclamata Difesa del Castello d'Ischia, stabilì che la sorgente che scaturiva nei pressi del fosso Cellerano non si sarebbe mai essiccata.
La stessa tipologia architettonica del santuario si presenta ricca di suggestioni ed interesse ed è frutto di interventi diversi: il primo nucleo è rappresentato dal piccolo sacello con volta ogivale che racchiude una sorgente, parte integrante dei rituali di culto, e reca dipinta sulla parete di fondo l'immagine miracolosa della Madonna col Bambino; un secondo intervento si evidenzia nel vano coperto da volte a vela costolonate che ingloba il primitivo sacello; infine viene aggiunto Lo spazioso avancorpo con copertura a tetto sostenuto da arconi ogivali, caratterizzato dall'ampio ingresso a giorno -una tipica tipologia da santuario che conosce una discreta diffusione sul territorio in varie chiese rurali erette tra i secoli XV e XVI-.
La miracolosa immagine della Vergine, realizzata ad affresco, risponde al tipo iconografico della Madonna lactans -è rappresentata in atto di allattare il Bambino e tiene in mano dei gigli, suo attributo locale- che denuncia sul piano semantico-cultuale la peculiare funzione protettiva connessa al santuario, mentre sotto l'aspetto stilistico, espresso in un risentito linearismo tardo-gotico, si caratterizza per un affiato culturale di matrice tosco-senese, peraltro di ampia diffusione nell'alto viterbese tra i secoli XIV e XV, tanto da sfociare in un lessico locale cristallizzato nel tempo che per decenni rifiuta ogni volontà di aggiornamento.
Un nuovo intervento decorativo successivo alla trecentesca immagine della Madonna ma localizzato sempre nel sacello è rappresentato dal Cristo in Pietà e dalle frammentarie figure di s. Francesco e i Antonio Abate -sul sarcofago del Cristo sono ancora leggibili le prime tre cifre della data di realizzazione (148+) che precisano nell'ambito dell'ottavo decennio del '400 questa campagna decorativa-. A distanza di pochi anni, entro i primi tre lustri del '500, nel sacello è dipinta una immagine di s. Giovanni Evangelista in sostituzione di una analoga figura precedente forse rovinata dall'eccessiva umidità del luogo; quest'ultima figura si staglia su un fondale giallo seminato di gigli araldici farnesiani che si pone come testimonianza di adesione dei Farnese, signori del Castello d'Ischia, alla devozione mariana praticata nel piccolo santuario rurale (un analogo fondale fu aggiunto all'immagine della Vergine).
E' in questa fase che anche grazie all'intervento dei rappresentanti della locale aristocrazia è monumentalizzato il sito con la cappella voltata a crociere che ingloba il sacello con la sorgente. Il lunettone di fondo della cappella è, inoltre, decorato con la superba Crocifissione opera di un cospicuo maestro edotto delle novità umbre legate al magistero di Perugino e Pinturicchio.
L'ultimo intervento di rilievo che completa l'attuale fisionomia del santuario è legato alla costruzione, per maggior comodo dei numerosi pellegrini, dell'avancorpo coperto a tetto. Sono inoltre da registrare ulteriori modesti interventi pittorici nel tardo Cinquecento quali la gloria di angeli aggiunta a contorno della miracolosa immagine della Vergine e i due tondi sulla fronte del primitivo sacello con L'angelo annunciante e la Madonna annunciata.
La pietà popolare che ancora decreta al piccolo santuario una sentita devozione non ha più espresso in questi ultimi secoli la sua fede attraverso tangibili espressioni d'arte ma è ricorsa con dovizia ai più tradizionali ex-voto realizzati con metalli più o meno pregiati.

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