» Presentazione
 » Statuto
 » Organigramma
 » Iniziative in corso
 » Sportello telematico
 » Rivista Informazioni
 » Produzione a stampa
 » Risorse multimediali
 » Risorse bibliografiche
 » Banche dati

 

Centro di Catalogazione dei Beni Culturali

Contatti

 

Informazioni
Pubblicazione periodica semestrale del ccbc della Provincia di Viterbo

N. 17 - gennaio-giugno 2000


Santa Maria della Quercia
La Quercia - Viterbo

Nel 1417 un artigliano viterbese Battista luzzante, fece dipingere, su una tegola, la Vergine Maria con il Bambino, dal pittore mastro Martello, detto Monetto, modesto esponente di quel mondo artigiano che continuava ad attingere con estenuata continuità gli elementi costitutivi dell'espressione artistica nella cultura senese da sempre caratterizzata da uno spiccato conservatorismo devoto ed intimistico, quasi una cifra caratteristica la tenera affettività del Bambino colto in atto di chiedere il seno alla madre.
L'immagine, come racconta Niccolò della Tuccia, fu fatta realizzare per personale devozione e posta su una quercia ... intra le vigne nella contrada del mandriale... per proteggere quel terreno dalle intemperie e da possibili furti e rimase esposta alla venerazione dei contadini del posto per circa mezzo secolo.
Si racconta che un eremita senese, Pier Domenico Alberti ed una donna viterbese, tal Bartolomea, tentarono inutilmente di portarla nelle proprie abitazioni, ritrovandola sempre sulla quercia e che un cavaliere per sfuggire ai suoi inseguitori si gettò ai piedi dell'albero affidandosi alla protezione della Vergine che lo rese invisibile, salvandolo dai suoi nemici.
Quando nel 1467 una violenta pestilenza colpì l'Alto Lazio, la popolazione si strinse intorno alla piccola immagine per ottenere la salvezza ...In quel tempo era in Viterbo la moria e tucti castelli e terre datorno schifavano nostre conservationi e nullo vitorbese posseva entrare in dette terre, e, quando fo palesato detto miracolo, restrinse detta moria e non ci morìo più persona... E' sempre Niccolò della Tuccia, uno dei priori di Viterbo e testimone degli accadimenti, a narrare il susseguirsi di miracoli ed il crescere della devozione, il voto fatto dalla città di Siena, colpita da un terribile terremoto e la solenne processione di ringraziamento del 20 Settembre, guidata dal vescovo, da tutte le autorità civili e religiose, accompagnate dalle varie corporazioni e da un'immensa folla. Momento di grande partecipazione popolare che rivive ogni anno, nel mese di Settembre, con il rinnovo del Patto d'Amore tra la Madonna e la città di Viterbo, le confraternite ed i fedeli che di nuovo si affidano alla protezione della Vergine, rinnovando un voto che non si è mai sciolto.
La quercia su cui era appesa la tegola fu inizialmente inglobata in una modesta capanna di legno, ma già nel 1470 fu posta la prima pietra dell'imponente complesso monastico, affidato agli uffici dei Domenicani dopo una breve e poco felice parentesi con i frati Gesuati, in continua lite con i membri della Societas Gloriosae Virginis Mariae ad Quercum, nata per amministrare le elargizioni dei numerosi pellegrini. Sotto l'amministrazione dei frati predicatori la costruzione del complesso monastico e della chiesa rinascimentale -nonostante le ipotesi più diverse è rimasto sconosciuto il nome dell'architetto, da individuarsi sicuramente tra qualche dotto esponente dell'ordine- andava realizzandosi con una concezione ed un programma di straordinaria eccezionalità.
Il desiderio di rendere onore alla miracolosa immagine rendeva accettabile qualunque sforzo economico -gravemente oneroso, anche se ricche elargizioni e lasciti di beni immobili continuavano ad incrementare il patrimonio del santuario-;nel 1490 fu commissionato al grande Andrea Bregno il tempietto che ingloba la sacra quercia -le pitture che lo arricchiscono sono opera del Trosini nipote di Domenico del Ghirlandaio-; nei primi anni del secolo seguente, già a buon punto ilavori edilizi, furono eseguite le lunette in terracotta invetriata da Andrea della Robbia.
Tra la folta schiera di maestri di primo piano che operarono per S. Maria della Quercia non possono essere sottaciuti il Beato Angelico, autore di due stendardi processionali andati perduti e il confratello fra' Bartolomeo, autore della pala sull'altare maggiore raffigurante l'Incoronazione della Vergine, terminata dopo la morte di fra' Bartolomeo da Mariotto Albertinelli. Grande cura fu posta anche nella scelta del miniatore che decorò i superbi corali, alcuni dei quali sono ancora conservati nel Museo della basilica: fra' Eustachio, anch'egli fiorentino e domenicano.
Il santuario fu consacrato solo nel 1577, anno nel quale la Madonna della Quercia divenne ufficialmente copatrona di Viterbo per aver miracolosamente liberato la città dalla piaga delle cavallette.
L'evento fu celebrato con particolare solennità, tramandataci dal ciclo affrescato nella sala detta della Madonna nel Palazzo dei Priori. Gli affreschi vedono raffigurate le scene della leggenda di fondazione del santuario e la solenne processione del 1577 dove, in ordine processionale, accedono alla chiesa, perfettamente rappresentata con il campanile, gli ordini monastici regolari presenti in città ed il clero secolare.
La fama del santuario, oltre ad avere determinato il concorso di numerosi maestri per la sua erezione e decorazione, aveva anche richiamato su di sé l'attenzione di numerosi pontefici, da Paolo 11, che emanò le bolle all'origine del culto, a Sisto IV e Giulio Il, esponenti della famiglia Della Rovere che si richiamavaalla sacra quercia; a Paolo III Farnese, famiglia che vantava un particolare legame con la sacra tegola e il suo santuario: a lui si devono anche ladoratura del soffitto ligneo della chiesa e la sistemazione del borgo; infine Pio IX che nel 1867 insignì il santuario del titolo di Basilica Minore.

indietro

Pagina iniziale Home Provincia Home page ccbc

Progetto web: G. CERICA Impaginazione: M. UGOLINI (ccbc/Amm.ne Prov.le)