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Archeologia - Aree archeologiche   

 

Area archeologica di Vulci

La grande rilevanza di Vulci risiede sia nel possedere i resti di fase etrusca e romana della città, sia necropoli che hanno restituito la maggiore quantità di ceramica greca dipinta (a figure nere e a figure rosse) e apparati decorativi notevolissimi come quello della Tomba François, unico nel panorama della pittura etrusca di età tardo-classica.

Area archeologica, part. (Arch. Fot. Provincia di Viterbo)

Area archeologica, part.
(Arch. Fot. Provincia di Viterbo)

Dove
La città etrusca di Vulci, nel Lazio, è situata tra i comuni di Montalto di Castro e Canino. Essa sorgeva non lontano dal mare, sulla riva destra del fiume Fiora, in una zona oggi disabitata.

Storia
Nota nel mondo antico per i commerci, per l'artigianato e per l'agricoltura, era già attiva nell'VIII secolo a.C. con una certa organizzazione del territorio e la presenza di una classe aristocratica che basava il suo potere sul controllo del territorio e dei commerci marittimi. La prima metà del VII secolo fu decisiva per la formazione della città storica e per l’inizio del fulgore di Vulci cui faceva capo un vasto territorio.
Nel VI secolo a.C. l'artigianato locale, rafforzato dalla presenza di manodopera greca, produsse ceramiche, sculture, bronzi, di ottima fattura, che raggiunsero i mercati di tutto il Mediterraneo. In età tardo-arcaica e nei primi decenni del V secolo si registra un considerevole fervore edilizio.
Dopo la crisi del V secolo a.C., la ripresa, nel secolo successivo, portò alla costruzione di nuove opere pubbliche come le mura e il tempio ritrovato nell'area urbana.
Nella seconda metà del IV secolo a.C. Vulci cominciò a sentire il peso dell'espansionismo romano. La lotta per rimanere indipendente si concluse nel 280 a.C. quando, sconfitta, cedette a Roma gran parte dei propri territori, tra cui la fascia costiera. Persa la propria autonomia la città decadde rapidamente fino a scomparire del tutto.

Descrizione
L'antica Vulci sorge su un pianoro, delimitato sui lati da fossi, dove sono indizi riferibili sia alla fase protovillanoviana (metà XII-IX sec. a.C.) sia agli inizi dell'età del Ferro (inizi IX sec. a.C.) quando si delinea un'occupazione del sito articolata per nuclei costituiti da capanne.
Tra i resti delle fasi etrusca e romana del sito è da segnalare, oltre la cinta muraria e le porte di accesso alla città, il "Tempio Grande” originariamente di età tardo-arcaica, con basamento in blocchi di tufo rivestito da blocchi di nenfro modanati; l’accesso avveniva tramite una scalinata disposta sul lato corto frontale; a cella unica, prostila, circondata da una peristasi di colonne. Pertinenti alle prime fasi di vita alcune antefisse in terracotta, mentre all’ultima fase di restauro devono risalire i rocchi di colonna ed i probabili capitelli del pronao, in travertino; nelle vicinanze i resti di un porticato e di un ninfeo. Non è noto il nome della divinità cui il tempio fu dedicato.

Di fronte si dovevano trovare un edificio termale, normalmente chiamato Edificio in Laterizio con nicchie per statue alle pareti, ed una basilica tardo romana, da identificare con l’Edificio con Abside, forse in associazione con il gruppo di tombe del VI secolo rinvenute alla destra del Tempio.

Proseguendo lungo il "decumano massimo”, strada basolata che attraversa la città in senso E-O, si incontra la Domus del Criptoportico, realizzata tra la fine del II e gli inizi del I sec. a.C. ed inquadrabile nella tipologia delle case a peristilio diffuse nel mondo romano in questo periodo; la domus subì consistenti modifiche in età augustea allorché furono ristrutturati i vani sotterranei e il complesso termale, vennero realizzati nuovi pavimenti musivi, fu creata l'ampia esedra e la fontana del viridarium. Successive fasi di utilizzazione sono individuabili tra l’età flavia e adrianea mentre in età tardo-antica un settore fu adibito ad abitazione rustica. Successivamente il complesso doveva essere ormai in abbandono e l'area utilizzata quale occasionale sepolcreto data la presenza di due tombe a fossa databili nel VII-VIII sec. d.C.

Presso la domus è il Mitreo caratterizzato da un altare addossato al muro perimetrale in cui è ricavata una nicchia per l'alloggiamento della statua di culto. A ridosso delle pareti lunghe sono i due banconi sostenuti da archetti corrispondenti a piccoli vani con volta a botte intonacati. Questi corrisponderebbero ai successivi gradi attraverso i quali l'iniziato doveva passare per raggiungere la settima sfera del sole o di Mitra che è forse da riconoscere nella nicchia sovrastante l'altare dove doveva trovare collocazione il maggiore dei due gruppi statuari databili nella prima metà del III sec. d.C., con Mitra tauroctono. La vita del santuario pare concludersi intorno alla fine del IV sec. d.C., forse in conseguenza dell'editto di Teodosio del 380 d.C.

Per la visita
Il Parco archeologico è aperto tutti i giorni, dalle ore 10:00 alle ore 18:00; il biglietto d’ingresso è di € 5,00 ma sono previste riduzioni per età o per nuclei familiari. E’ possibile, inoltre, effettuare visite guidate su prenotazione.

Curiosità
Durante la stagione estiva, è organizzato il Vulci Festival. L'evento si svolge all'interno del Parco Archeologico, che ne costituisce una cornice archeologico-paesaggistica unica. Comprende spettacoli di elevata qualità artistica quali concerti di musica classica, lirica e leggera, pièces teatrali, balletto. Inoltre, da non perdere è la visita alla vicina Oasi del WWF.

Info
Area archeologica
Loc. Pian di Voce - 01014 Montalto di Castro VT
Telefono: +39 0766 879729 - Fax: +39 0766 879024
http://www.vulci.it

 

Testi: C. Chiovelli

 

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