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Archeologia - Necropoli   

 

Necropoli di Vulci

Le necropoli di Vulci non soltanto hanno restituito la maggiore quantità di ceramica greca dipinta (ceramica attica a figure nere e a figure rosse) spesso valorizzata dalla firma di celebri pittori di vasi (Eufronio, Nicostene etc.), ma ospitano tombe rilevanti dal punto di vista architettonico, per le dimensioni o la planimetria, e figurativo.

Tomba François - particolare (Arch. Fot. Provincia di Viterbo)

Tomba François - particolare
(Arch. Fot. Provincia di Viterbo)

Dove
Nella florida maremma laziale, disposte sui pianori intorno alla città antica di Vulci, sono ubicate nei comuni di Montalto di Castro e Canino, a circa 40 chilometri da Viterbo.

Descrizione
Disposte intorno alla città antica, le principali necropoli di Vulci si trovano in località Ponte Rotto, Cuccumella, Cavalupo, Osteria, Castello della Badia, Polledrara e Ponte Sodo.

Diversi complessi, indagati anche nel corso dell'Ottocento, hanno restituito contesti di rilevante importanza. In generale però, se si prescinde da alcuni complessi notevoli, quali la Cuccumella, la Tomba del Sole e della Luna, le camere ipogee a Ponte Rotto-Cavalupo e naturalmente le tombe dipinte, le necropoli vulcenti non si caratterizzano per le risultanze monumentali che improntano la storia dell'architettura di Cerveteri e Tarquinia. La loro importanza risiede spesso negli splendidi e prestigiosi corredi che hanno restituito. La Cuccumella del Ponte Rotto, ad esempio, che era un grande tumulo, restituì una coppia di splendide sfingi funerarie, così come alcuni complessi della necropoli della Polledrara, quali la Cuccumelletta, a cinque camere, e la Tomba di Iside, con ricco corredo di manifattura locale e di importazione dal vicino Oriente.

Per quanto riguarda la tipologia, molto articolata, dall'Orientalizzante al tardo arcaismo (VII- V secolo a.C.) prevale a Vulci la tomba a cassone, ovvero un vestibolo sul quale affacciano più camere, e cui si accede tramite un lungo dromos (corridoio).
In epoca ellenistico-romana (IV-III secolo a.C.) sono, invece, documentate le tombe con pianta a "T" o a tablino: un corridoio immette direttamente in un ambiente ipogeico dal quale si diramano le camere sepolcrali; di questo tipo, l'esempio più celebre è offerto dalla Tomba François, scoperta nel 1857 ed appartenuta alla famiglia dei Saties. E’ preceduta da un lungo e profondo dromos sul quale si aprono sepolture secondarie; la pianta si articola in sette camere che si dispongono intorno all'atrio e al c.d. tablino costituenti un unico grande vano centrale. Una raffinata tessitura architettonica sottolinea la distribuzione degli spazi saldandosi, con la vivace policromia, alla decorazione pittorica che interessava in origine le pareti dell'ipogeo. Si tratta di un ciclo di dipinti pressoché unico nel panorama della pittura etrusca di età tardo-classica, distaccato nel 1863 per iniziativa dei principi Torlonia, allora proprietari del monumento, e conservato a Villa Albani in Roma.
Collocato nell'atrio e nel c.d. tablino, il ciclo pittorico si svolge secondo una sequenza unitaria e coerente contrapponendo celebri episodi del mito greco ad altri della storia dell'Etruria e di Roma che videro fra i loro protagonisti anche membri della famiglia dei Saties. Si susseguivano l'episodio di Aiace e Cassandra, la figura di Fenice, quella di Nestore, il tragico gruppo di Eteocle e Polinice. Seguiva la rappresentazione del sacrificio dei prigionieri troiani all'ombra di Patroclo, cui assistono oltre ad eroi come Agamennone, Aiace Telamonio ed Aiace d'Oileo, anche orride figure di demoni etruschi. Sulla parete opposta è rappresentato un episodio della storia etrusca di età arcaica: un gruppo di eroi guidati dal vulcente Aule Vipinas ingaggia combattimenti con altri etruschi di Volsinii e di Sovana (?), mentre Macstrna, che più tardi diverrà re di Roma con il nome di Servio Tullio, libera l'amico Caile Vipinas caduto prigioniero dei nemici. La scena prosegue con un'altra coppia di combattenti, Cneve Tarchunies Rumach in atto di soccombere e Marce Camitlnas. La narrazione, accogliendo le immagini dei membri della famiglia, raggiunge il momento più chiaramente celebrativo dell'intero ciclo pittorico: Vel Saties con gli attributi dei generali vittoriosi, trae gli auspici dal volo dell'uccello che Arnza sta per lasciar libero. Il programma decorativo si conclude con il gruppo di Sisifo e Anfiarao. Infine, il c.d. fregio minore, di soggetto animalistico e collocato nell'atrio sopra il fregio maggiore, offre un contributo determinante per l'inquadramento cronologico del contesto, databile dopo la metà del IV sec. a.C. Il complesso funerario continuò a essere in uso fino al II sec. a.C.

Alcuni di questi ipogei, dalle prerogative planimetriche e architettoniche più monumentali, appartenevano a famiglie locali importanti, quali i Tutes, i Tarnas, i Tetnies. Con l'epoca romana compare anche una forma semplificata, quella della tomba "a corridoio", sul quale si aprono diversi piccoli ambienti.

Per la visita
E’ possibile accedere alle necropoli sia liberamente sia, su prenotazione, con visita guidata.

Info
Museo Archeologico di Vulci
Loc. Abbadia di Vulci - 01011 Canino VT
Telefono: +39 0761-437787
http://www.vulci.it

 

Testi: C. Chiovelli - Traduzione: L. Adami

 

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